Ritorno in val di Fassa – part II: Ski area Buffaure, chicche, segreti e curiosità

Si aprono le porte del Sella Ronda e in generale del cuore pulsante del Dolomiti Superski, non solo dai soliti punti di arroccamento ai piedi dei mitici ‘4 passi’ (Val Gardena, Alta Badia Corvara, Arabba, Campitello-Canazei) ma anche da comprensori più lontani dal Gruppo del Sella e a volte ingiustamente un po’ trascurati. Ma non solo: queste zone sciistiche più decentrate rappresentano un’alternativa furba per alcune giornate sulla neve fra slow ski, relax, gastronomia, passeggiate – ma ovviamente non manca la possibilità di sci ‘vero’ e impegnativo. La Skiarea Buffaure, tra i 1360 e i quasi 2400 m nel comune di Sèn Jàn (Pozza di Fassa), oltre a essere una delle culle dello sci dolomitico, rende accessibile Canazei e il ‘Giro’ in nemmeno 1 ora. Ma soprattutto vive di sci proprio: non inganni il chilometraggio di 14 km, in quota ci sono alcune piste interessanti seppur brevi, come la Salvan (nuova variante della ex Buffaure di sotto), che  diventa una bella azzurra che amplia la zona del nuovo Campo Scuola Baby, dotato di tappeti trasportatori per principianti. Tra le mie piste preferite di tutte le Dolomiti metto senz’altro la Panorama o Buffaure, una rossa di quasi 600 m di dislivello e oltre 5 km di lunghezza. La metto tra le top nel mio libro delle ‘piste segrete’ che prima o poi vi svelerò: gira nel bosco attorno alla montagna con curvoni e cambi, in vista di uno scenario fiabesco verso la valle di San Nicolò e valle dei Monzoni, con le cime a corona e le insolite (per le Dolomiti) vette tozze e rotondeggianti (di origine vulcanica) dei Monzoni. Per poi addolcirsi a stradina nel fiabesco tratto finale, dove l’apres ski Dolomites Geyser (scavato nel pendio a mo’ di grotta) è tutto da vedere (o meglio, bere).


La Panorama, a parte a fine giornata per il rientro, non è mai affollata, e permette di incidere binari filanti sulla neve sempre perfetta. Mentre con più calma bisogna prendere la nerissima (specie nel primo tratto) Vulcano, che fende la montagna come una lama bianca per 2 km, con punte di pendenza del 58%.

Inoltre, i 4 rifugi hanno tutti buona cucina con specialità di cucina ladina: Al Zedron, La Bolp, Rifugio Buffaure, con 2 camere tradizionali, e Baita Cuz. Quest’ultimo si distingue per le 7 camere appena rinnovate con grandi vetrate panoramiche quasi infinity.

Ma occhio alla strega gigante: non lontano dall’arrivo della cabinovia si nasconde una Bregostana! Brutta, cattiva e coperta di peli… Una delle figure delle leggende ladine, realizzata dall’artista Francesco Franz Avancini in materiale naturale di recupero, tra cui il legno degli alberi abbattuti dalla tempesta Vaia. E poi altre installazioni site specific:  5 sdraio giganti, i maxi troni e le panche a forma di drago, con ali di libellula e con ali di farfalla. Tutto perfetto per i selfie

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