Altro che famigliole… Superpiste all’Alpe di Siusi

Posto per famiglie? Posto per famiglie a chi? Prendiamo l’Alpe di Siusi. Secondo un vero e proprio clichè descrittivo questa stazione, sull’altopiano in quota più vasto delle Alpi, sarebbe adatta perlopiù ai principianti, ai bambini…. Grazie alle tante piste piatte e soleggiate. Diciamo la verità: agli impallinati delle ripetute di Gran Risa dalle 8 di mattina o agli addicted della Sylvester, e comunque a tutti gli sciatori tosti delle Dolomiti, non viene mai mente di andare apposta a fare una giornata all’Alpe di Siusi. E invece. Invece, io che le Dolomiti le conosco bene pista per pista, vi dico che merita una riscoperta da parte dei cosiddetti sciatori esperti. Per tutta una serie di buoni motivi. E non solo per i 62 km di piste nell’ambito dello skipass “Val Gardena-Alpe di Siusi” del Dolomiti Superski, il che di per sé è niente male. C’è di più. In quella che sembra una grande spianata piena di piste facilissime  o stradine, io vi racconterò di almeno 4 piste che da sole valgono il viaggio. Piste non necessariamente ‘cattive’, ma dalla grande personalità, e dalle caratteristiche morfologiche che permettono di tirare grandi curve – e per di più con poca gente – anche ai più esperti.

 

Arrivati sull’Alpe con la cabinovia da Siusi (non dimentichiamo che il posto è car free), si possono scaldare i motori (ehm… le gambe) con la pista più ‘bassa’ (si fa per dire: fra i 1720 m e i 1913 m) e in un certo senso più dimenticata perché è ancora servita da una seggiovia ad ammorsamento fisso: la Spitzbühl. Una rossa di 1130 metri di lunghezza caratterizzata da dossi e cambi di pendenza. Neve stupenda grazie ad esposizione e quota. Come sarà in tutta la zona, Poi ci si sposta su impianti paralleli e larghe piste, queste sì molto facili (non a caso è la parte più affollata del comprensorio), verso est via seggiovie Laurin, Panorama (qui 80 anni fa nacque uno dei primi impianti delle Alpi, la slittovia – nella foto sopra) e Paradiso. Ok, sciisticamente niente di speciale, in compenso lo scenario, aperto e luminoso, con i profili del Sassolungo e Sasso Piatto che si avvicinano man mano, rischia di strapparmi aggettivi come ‘mozzafiato’, ‘magico’, ‘spettacolare’ – vi assicuro che però sono azzeccati e al momento non mi viene di meglio… Ma questa non è che una piacevole tappa intermedia verso alcune grandi piste: la prima è la Punta d’Oro, una rossa di 1,5 km, che parte dal punto più elevato del comprensorio, 2220 metri. In fondo ad essa, si continua ancora e si arriva nella ‘buca’ di Saltria (dove si potrebbe anche prendere la navetta per Mont de Seura Monte Pana di Santa Cristina Valgardena, ma questa è un’altra storia): da qui, la seggiovia Florian serve l’omonima pista, quella all’estremità della skiarea. Questa è forse la mia preferita. Sono 2,2 km per 410 m di dislivello, in un terreno abbastanza mosso e di pendenza che costringe a’lavorare’ ma senza troppo stress. L’ultima chicca l’andiamo a provare di pomeriggio, quando il sole resta fino al tramonto. Vero è che può mollare o rovinarsi leggermente a tarda ora (chi ama il fondo molto duro la faccia la mattina dopo le 10), ma è fantastico scendere per l’unica nera, servita dal telemix Bullaccia (seggiovia con qualche ovetto di cabinovia). Un muro dritto per dritto che può anche essere un po’ ghiacciato, ma nonostante ciò è il degno gran finale: e allora, l’Alpe di Siusi è solo roba da famigliole??

Post scriptum ‘buone soste’: l’hotel ristorante Paradiso, sull’omonima pista. Un grande chalet anni 60 trasformato in hotel 4 stelle quasi lusso, con il primo ristorante gourmet vegetariano e vegano sulle piste in tutte le Dolomiti, e un concept fortemente legato all’arte contemporanea. Ospita mostre e installazioni, ed è residenza-studio permanente di artisti (nella foto).

 

 

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