Douce France, 20 anni dopo part I: Les Deux Alpes

Più, più, più!! Era tutto di più! Qualche secolo fa, ehm, diciamo solo una ventina di anni fa, quando ogni anno mi facevo una bella settimanona bianca nelle Alpi Francesi a prezzi all’epoca incredibili, portando 150 persone alla volta in 3 pullman, stipandole nei mitici spartani ‘studio’ (senza che gli occupanti si conoscessero fra loro), pensavo: ma che roba lo sci in Francia! E’ tutto di più: gli impianti erano più grandi, più veloci, più numerosi, già c’erano delle seggiovie 4 posti che ti davano una tale botta al sedere… E poi piste più ripide, più larghe, gobbe mostruose dove potevi nasconderti dietro… Che tempi. Però non c’ero praticamente mai più tornato, per un motivo o per l’altro. Finchè, lo scorso inverno ce l’ho fatta e finalmente sono riuscito a tornare in Francia per una sciata intensiva. Ripartendo da dove avevo lasciato il ‘lavoro’: Les 2 Alpes. E fresco reduce dall’esperienza, non posso fare a meno di raccontarvi il ‘come era’ e il ‘come è’.

Prima, un cenno per rinfrescare la memoria su cos’è la stazione di Les 2 Alpes, forse il brand più conosciuto in Italia fra le destinazioni neve francesi, forte anche della reputazione, pur ormai residuale, per lo sci estivo. Dal punto di vista geografico, si trova tra le Alpi del Nord e le Alpi del Sud, nel cuore dell’Oisans, nel dipartimento dell’Isère, a un’ora da Grenoble, città olimpica nel 1968 e a circa 1,5 ore dal passo del Monginevro (uscita Oulx dell’autostrada Torino-Frejus). Come le principali località francesi appartiene alla generazione delle stazioni edificate di sana pianta su antichi alpeggi, in questo caso fra gli antichi borghi di Venosc e Mont de Lans, a 1600 metri d’altitudine. E’ al primo posto per notorietà spontanea (sondaggio Compagnie des Alpes/Studio Harris 2013) e conta oltre 1.200.000 di presenze l’anno, con 29.000 posti letto (la metà dei quali cosiddetti ‘freddi’ cioè seconde case poco utilizzate). Una metropoli dello sci, praticamente, capace di generare 230.000.000 di euro di fatturato. I suoi plus sono l’offerta di attività extra sciistiche (sport ‘strani’ e classici e shopping) e l’alta quota, fino a 3600 metri in ghiacciaio (collegato, ma con skipass diverso, con la mecca del freeride La Grave).

prima e dopo: paese

Se possibile, ancora più impattante di una volta. Impressionante. La tendenza positiva è stata di rendere un po’ meno ‘brutti’ i grandi residence. Edifici commerciali e alberghi si sono fatti il maquillage, quasi ‘tirolesizzandosi’ (o meglio, avvicinandosi a uno stile più caldo e alpino). il modello ‘alveare’ già mostrava i suoi segni di debolezza a metà degli anni ’90. Ora il pubblico vuole appartamenti più spaziosi e confortevoli, non studio di 28 mq semidistrutti da occupare in 4 (ma si spendeva una cicca!). Pian piano i grandi complessi sono passati attraverso un upgrade. E così, se il target di visitatori rimane variegato, il target di Les 2 Alpes senza dubbio è meno popolare. Da notare che i francesi sono solo il 51%, seguono inglesi e belgi. Gli italiani contano solo il 5%.

prima e dopo: ristorazione

Molto varia, per tutti i gusti e tutte le tasche. Ci sono decine di ristoranti, dalla creperie al ristorante stellato, come quello alla carta Le Pet’it Polyte del delizioso hotel Chalet Mounier, probabilmente il migliore, baciato da una vista esclusiva (giardino privato e montagne nel retro) ma soffocato dagli altri edifici nel fronte.

prima e dopo: piste

220 km su 410 ettari. Dislivello teorico massimo da 3568 m del ghiacciaio ai 1300 m di Mont de Lans. Non è come una volta, quando la battitura era approssimativa e occasionale. Ma non è nemmeno vellutata e maniacale come in Italia. Percorse con gli sci ‘moderni’ quelle di Les “ Alpes rimangono delle super piste, ma a parte quelle del ghiacciaio e le ‘stradine’ sono mediamente impegnative e non sempre consentono sciate rilassate o tirate sui ‘binari’. Bisogna sempre stare lì con la testa e le gambe e moderare la velocità perché i grandi spazi ingannano e ad andare veloci bastano e avanzano le frotte di cannibali di nazionalità non identificata che impe4rversano. E’ impressionante il ‘dritto’ dei muri che precipita sul paese. A volte non vengono battuti, però sono dotati di fondo di neve programmata (a proposito, molto meno capillare che in Italia, questo aspetto non è troppo migliorato aumentata rispetto al passato) e possono diventare dei ‘lisci’ piuttosto inquietanti. Sono comunque tutte grandi piste parallele, Diable 1, Diable 2, Valentine, Vallons du Diable, forse la più bella, con una vista super sugli aspri picchi che anticipano il Parco Naturale des Ecrins, come la piramide della Muzelle, 3465 metri, in primissimo piano, e sotto il plateau con il paese. In quota, stupendi pendii sono quelli delle seggiovie La Fee e Thuit. La stazione dedica una straordinaria attenzione ai settori per boarder cross e snowpark , come nella zona Toura. Altre ‘neracce’ sono la Bellecombes e la Superdiable, pista seminaturale molto intrigante che per certi versi ricorda il famoso tratto dell’Olimpia delle Tofane di Cortina contro la roccia. Sul versante Valléè Blanche, lato opposto delle piste principali, le blu equivalgono tranquillamente alle rosse o addirittura a certe nere italiane. Occhio se siete con bambini o fanciulle paurose.

prima e dopo: impianti

Sorprendentemente, non è cambiato molto. Allora erano di ultima generazione. Oggi appaiono un po’ vecchiotti, seppur funzionali. Tutte seggiovie 3 e 4 posti, ma quasi esclusivamente ad ammorsamento fisso senza tappeto (in Francia sono molto più alla buona che in Italia (il sedile ti dà una gran ‘pacca’in partenza e gli omarini di servizio non ti aiutano….). Non ci sono punti di debolezza particolari. L’asse portante è ancora la telecabina doppia fune Jandri Express, una delle prime del suo genere al mondo. Tutto ‘funziona’ ancora anche se appare un po’ cigolante, per intenderci zero Doppelmayr comodose e silenziose, piuttosto molte vecchie Poma sferraglianti. Resta sempre utile in caso di freddo evento il trenino sotterraneo che da 3200 m risale il ghiacciaio in alternativa allo skilift ad àncora. Tra le grandi novità, la nuova seggiovia automatica 6 posti all’estremità occidentale del comprensorio che serve la nuova pista rossa Vallons du Diable, fondamentale perché sempre ben battuta e di media difficoltà, consentendo a tutti un bel finale con ritorno a valle (ma anche una sciata ripetuta entusiasamente) evitando o i muri più cattivi o la affollata e stretta stradina Jandri 2 e Demoiselles

prima e dopo: fuoripista

Beh… inutile dirlo. Dopo una nevicata, alle 9 non c’è più un fazzoletto di neve libero… Possibilità sconfinate, 800 ettari di terreno, ma ci vuole prudenza perché ci sono pendii piuttosto ripidi. Anche zone relativamente remote vengono messe in sicurezza con mine o gas per far cadere le valanghe. Molto interessante l’animazione settimanale ‘freeride attitude’, una sorta di briefing-stage di una mezza giornata con guide o addetti alle piste, gratis!

prima e dopo: divertimenti

E’ sempre uno dei pochi posti invernali d’Europa dove c’è movida. Soprattutto anglosassone che va a birra, ma ci sono anche locali più raffinati. Scelta vastissima. Rispetto a un tempo, girano meno italiani.

prima e dopo: prezzi

Non più così allettanti. Diciamo allineati a quelli delle stazioni europee medio-grandi. Un italiano, come sempre quando va all’estero, fa il raffronto con caffè, acqua minerale e pasti di 3 portate… Questi sono in proporzione cari. Ma se consideriamo piatto unico e birra si spende come in Italia se non meno. Skipass e materiali più o meno come in Italia, alberghi più cari.

E per finire, qualche numero

– Volume giornate sciatori forfait stagionali inclusi: 1.150.007

– Capacità impianti di risalita: 74 000 pers./ora

– Frequentazione giornaliera media: 10.000 persone

– Dipendenti D.A.L (società del comprensorio sciistico): 112 fissi con contratto a tempo indeterminato e 350 stagionali al massimo

 

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